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La barba nella storia: cultura, cambiamenti e tendenze

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La storia della barba è antica quanto quella dell’uomo. E visto che l’argomento dovrebbe interessare i miei fedeli cultori… ho deciso di dedicarci non uno ma due post!

Scopri la prima parte

La portiamo lunga o corta, curata o selvaggia, per caso o per scelta, la coloriamo, la spazzoliamo e la cospargiamo di pomade. Non è un indovinello, ma “uno dei caratteri sessuali secondari maschili” – questa la definizione di Wikipedia – più controversi e discussi. La storia della barba è antica quanto quella dell’uomo. E visto che l’argomento dovrebbe interessare i miei fedeli cultori… ho deciso di dedicarci non uno ma due post! In questa prima parte vorrei parlarvi della storia della barba dai tempi antichi fino al Rinascimento. Babilonesi, egizi e greci furono le prime civiltà a considerare la barba come qualcosa in più di un semplice attributo. Per i babilonesi, matematici abilissimi, la barba era così importante da richiedere una cura costante con pettini e oli profumati. Gli egizi, invece, si radevano per questioni igieniche, ma non per questo rinunciavano a indossare apposite barbe finte (rinvenute peraltro nelle sepolture). La barba, per i greci, era simbolo di potere e virilità, quantomeno fino all’arrivo di Alessandro Magno.

Il re di Macedonia, conosciuto anche come Alessandro Il Conquistare per i suoi successi in battaglia, considerava la barba un ostacolo perché i nemici potevano aggrapparsi e sfruttarla a loro favore. Tra i pochi imperatori romani a portare la barba vi fu Adriano, grande estimatore della cultura greca. Sempre per quanto riguarda i romani, era in uso la tradizione della depositio barbae, un rito di rasatura che segnava il passaggio all’età adulta. Possiamo ripercorrere la storia della barba anche in ambito religioso, basti pensare agli ebrei che considerano il taglio della barba un sacrilegio o ai musulmani che portano la barba come omaggio a Maometto. Con il passare dei secoli le tendenze si alternano ma l’attenzione per la barba rimane immutata. E arriviamo ai grandi artisti, filosofi e pensatori del Rinascimento.

Quando a portare la barba era Leonardo da Vinci

Leonardo da Vinci, lui sì che aveva una barba folta! Sarà un caso, ma un’intelligenza così ha camminato sulla faccia della terra in poche altre occasioni. Di sicuro, la classica associazione barba=saggezza si è imposta in epoca Rinascimentale, quando molti geni italiani (e non) hanno immortalato i loro volti barbuti in centinaia di quadri e sculture. Michelangelo, Donatello, Raffaello e Tiziano sono solo alcuni dei nomi più famosi. In questo periodo la storia della barba si arricchisce di nuovi elementi: in Inghilterra nasce il baffo appuntito (detto appunto “all’inglese”), mentre il pizzetto diventa ovunque simbolo di virilità.

Nel frattempo si diffondono i primi prodotti per la cura della barba (soprattutto creme e oli), nascono particolari ferri caldi per arricciare i baffi, e per chi è davvero diligente, ci sono i piegabaffi, curiose strisce di stoffa che, applicate alle orecchie, permettevano di tenere i baffi ben distesi. Altro che la solita barba…

A questo link la storia continua con la seconda parte, non perdetevela!

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